AMARONE 2010: FINALMENTE DOCG

di

Amarone 2010

Presentazione ufficiale alla Gran Guardia di Verona, lo scorso gennaio, per l’Amarone annata 2010; la prima a potersi fregiare della Docg.

A Sebastiano Barisoni, giornalista vicedirettore di Radio 24, è stato affidato il compito di moderare, ed anche provocare, i protagonisti che stanno rendendo la Valpolicella una delle zone vitivinicole più conosciute e rinomate in tutto il mondo.
Un nuovo logo, quasi a metafora di un nuovo corso per questa denominazione, e lo storico traguardo della Docg, sono state le novità presentate dal Presidente del Consorzio Tutela Vini, Christian Marchesini e dal direttore del Consorzio, Olga Bussinello.

La zona di produzione del Valpolicella è ampia e, come illustrato dal vice presidente Daniele Accordini, è indispensabile focalizzare le significative diversità territoriali e pedoclimatiche per comprenderne le differenze olfatto-gustative che si riscontrano tra le varie etichette.
Da Negrar a Fumane e Marano, poi Valpantena, Illasi e la vallata dell’Alpone: declivi, colline e differenti microclimi che conferiscono ad ognuno un carattere deciso ed originale.

Chi ama la Valpolicella ed i suoi vitigni autoctoni, si è forse trovato d’accordo con il moderatore, che a più riprese ha difeso la qualità ed il valore del vino Valpolicella messo, ingiustamente in ombra, dall’importanza data all’Amarone anche da parte dei suoi stessi produttori; Barolo e Chianti, hanno già dimostrato come il cavalcare le mode, possa dimostrarsi un’arma a doppio taglio.

Un’annata, quella del 2010, mediamente meno calda delle precedenti, con una primavera molto fredda, iniziata con 10 giorni di ritardo; la stagione piovosa ha determinato invece vigoria vegetativa ed abbondante sviluppo di grappoli con acini spargoli: situazione ottimale per l’appassimento durato circa novanta giorni. “Da ottima a eccellente” è stata definita così l’annata 2010.

Il nuovo millesimo, seppur con la maggioranza dei campioni ancora in botte, preannuncia profumi decisi e sapori eleganti, che maturando, saranno in grado senz’altro di incontrare il gusto del grande pubblico, un po’ meno forse, di chi ama la tradizione.

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