Special guest: Vitigni trapiantati in zone non di origine

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Vitigni autoctoni

La redazione Ideavino, data la attiva partecipazione di alcuni dei nostri followers, ha deciso di premiare uno di essi. Questo mese è toccato al sig. Ettore Altera, il quale ci ha illustrato il suo punto di vista per quanto concerne i vitigni trapiantati in zone non di origine. Gustatevi questa pillola vitivinicola.

Mugello, terra a confine tra la Toscana fiorentina e la bassa Romagna, circondata da terreni dove si coltiva il Sangiovese che da vita allo straordinario Chianti, da secoli poco adatta alla vinificazione.
Qualcuno però ha osato, sfruttando il suo terreno argilloso-calcareo e il suo clima che vanta grandi escursioni termiche fra il giorno e la notte, ad impiantare alcuni vitigni che di solito sono più produttivi nelle regioni nordiche: Chardonnay, Sauvignon Blanc, Muller Thurgau e Pinot Nero in primis. Proprio quest’ultimo ha cominciato a dare degli ottimi risultati. E’ risaputo che il Pinot Nero di origine francese, è stato piantato un po’ ovunque in Italia, traendo il miglior risultato nelle zone del Trentino-Alto Adige e L’Oltrepò Pavese, mentre in altre zone ha fruttato discreti risultati. Eppure, proprio nel Mugello, si è verificato lo “strappo alla regola”; gli agricoltori hanno tentato e sono riusciti nel loro intento.

L’azienda Agricola Il Rio Cerrini (www.ilriocerrini.it) di Vicchio nel Mugello fin dai primi anni ’90, vinifica i vitigni sopracitati e il suo prodotto di punta è proprio il Pinot Nero in purezza. Con il nome di Ventisei, si presenta di un rosso acceso, all’olfatto nessun sentore di spicco eppure straordinariamente equilibrato, fresco e morbido, ogni nota è in perfetta armonia con le altre. Naturalmente, si sentono i frutti rossi, la mineralità, le spezie, il tannino fine e l’alcol, ma nessuno tende a sovrastare gli altri. E’ un vino da abbinare a piatti semplici e delicati come zuppe o carni bianche, ma sposa bene anche arrosti e formaggi. Il produttore ha servito calici su un tagliere con salami toscani, pecorini freschi e prosciutto crudo. C’è da dire che non è un vino economico e forse questo è l’unico punto a sfavore.
L’etichetta, a parte le indicazioni di rito (volume, gradazione, indicazione geografica, ecc.) si presenta su uno sfondo viola chiaro con un simpatico disegno che richiama i vecchi cartoni animati degli anni sessanta.
Esistono ulteriori aziende che nel Mugello hanno impiantato negli ultimi anni il Pinot Nero, e tutte hanno avuto una buona, se non ottima, produzione di qualità tra cui: Podere Fortuna, il quale probabilmente è il maggior produttore di Pinot Nero della zona.
Personalmente, sono dell’idea che le produzioni autoctone siano la migliore scelta per un produttore soprattutto per la valorizzazione del territorio stesso.
Mi permetto di augurare ai produttori, di continuare con questa passione, per offrire al nostro palato, i loro ottimi prodotti.
Salute.

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