BUON COMPLEANNO MARSALA!

di

Vino Marsala

Compie 50 anni il Consorzio per la tutela del vino Marsala DOC, nato dalla volontà di alcuni produttori che, già a partire dagli anni ’20 -’30, diedero vita ad un progetto che sfociò, nel 1963, con l’istituzione di un organismo per la salvaguardia della secolare tradizione e a difesa dell’identità di questo prodotto italiano conosciuto in tutto il mondo.

La storia ha inizio nella Sicilia più profonda. È il 1773 e John Woodhouse, commerciante di ceneri di soda di Liverpool, approda al porto di Marsala a causa di una tempesta. Nell’attesa che il mare si plachi, se ne sta con il suo equipaggio a mangiare e bere. Gli viene versato del perpetuum (il vino locale) e se ne innamora immediatamente; forte, robusto e maturo, invecchiato in grandi botti di buon legno, colmate con del vino giovane ogni qualvolta, raggiunta la maturità, ne venga spillato il giusto quantitativo per il consumo. L’operazione, ripetuta nel tempo e nel corso degli anni, assicura un’amalgama sapiente tra vini più o meno invecchiati, “in perpetuo” appunto.
Me. Woodhouse ne intuisce le potenzialità e, con l’accortezza di aggiungervi dell’acquavite per proteggerlo da alterazioni durante il viaggio per mare, il commerciante inizia a testare il prodotto in patria.
Gli inglesi accolgono trionfalmente questo fortified wine, tanto che i Woodhouse mettono radici a Marsala, comprando vigneti e fondando un grande stabilimento in riva al mare.
Il successo commerciale del nuovo vino liquoroso dà un nuovo impulso alla città.

Imprenditori inglesi come Benjamin Ingham, o italiani come Vincenzo Florio creano dei veri e propri imperi con flotte navali che trasportano il prodotto in tutto il mondo. È da allora che le stive della Royal Navy e le cantine di Buckingham Palace rinnovano sempre le scorte, ritenendolo “vino degno della mensa di ogni gentiluomo”.
Persino la classe medica dell’epoca ne riconosce qualità terapeutiche: durante il periodo del proibizionismo viene importato negli Stati Uniti d’America con la sovrascritta in etichetta “Hospital Size” e l’indicazione della posologia a “small glassfull twice a day”.
Nel dopoguerra però, a causa di una legislazione dissennata ed altalenante, vive un crollo d’immagine: distorto e confuso con altri liquorini deboli, aromatizzati a fantasia, prodotti e manipolati senza nessuna regola, perde il suo prestigio. Fu duro il lavoro del consorzio per cercare poi di risollevarne le sorti.

Ottenuta la DOC nel 1969 (la prima in Italia), con un successivo decreto nel 1984 vengono fissate e stabilite precise regole. Le terre di produzione vengono ristrette alla zona tipica, che copre gran parte del territorio trapanese con esclusione dei Comuni di Alcamo, Pantelleria e delle Egadi, entro la quale soltanto, può essere prodotto, invecchiato e imbottigliato.

I vitigni ammessi dal disciplinare sono quelli che, sin dai tempi dei Fenici, rappresentano la viticoltura locale: uve a bacca bianca quali Grillo, Cataratto, Inzolia e Damaschino, per i Marsala “Oro” e “Ambra” e uve a bacca rossa come Pignatello, Nero d’Avola e Nerello Mascalese, consentite soltanto per la produzione della tipologia “Rubino”.

Il disciplinare di produzione fissa poi il grado zuccherino, che va dal dolce, al semi secco e al secco e la durata dell’invecchiamento e conseguente grado alcoolico, classificato “Fine” (con un affinamento di almeno un anno e alcool superiore al 17%), “Superiore” (con affinamento in legno di almeno 2 anni e alcool superiore al 18%) e “Superiore Riserva” (affinato in legno per almeno 4 anni).

Altra importante distinzione è la differenza tra il marsala Superiore (Vergine) e i marsala cosiddetti “conciati” (Fine).
I marsala conciati vengono preparati con l’aggiunta di alcool, mosto cotto e mistella (mosto addizionato ad acquavite o alcool). Il Vergine invece, può essere ottenuto esclusivamente dalle uve a bacca bianca, con sola aggiunta di alcool e/o di acquavite di vino, l’invecchiamento deve essere prolungato per almeno cinque anni in legno (dieci per il Vergine Riserva o Stravecchio) ed il grado alcolico non meno di 18 gradi.

Woodhouse e Ingham presero a prestito dagli spagnoli di Jerez (famosa per lo cherry) un’altro metodo diffuso ancora oggi: il Soleras. Botti di rovere disposte su tre o quattro file sovrapposte, colmate anno dopo anno con delle quantità di vino spillato della botte precedente e arrivando così nel tempo, ad avere le botti inferiori colme di molteplici annate con differente tempo di invecchiamento.

Vino da meditazione per eccelenza, ma anche ottimo in abbinamento con i formaggi, raggiunge le vette della bontà con la pasticceria tipica siciliana fatta di pasta di mandorle e ricotta.
Una lunga storia, una tradizione ancora forte per un vino unico e speciale. Una attenzione per il ritorno alle origini a salvaguardia della sua identità che il consorzio sta cercando di consolidare ogni giorno di più.

Aspettiamo ora il giusto riconoscimento della Docg!

Fonte immagine: http://www.vinoedintorni.org/multimedia/speciale-in-giro-per-marsala-citta-europea-del-vino-per-un-anno/

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