Sui vitigni autoctoni: la Corvina Veronese.

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Vite autoctona diffusa principalmente nel Veronese, in particolare nella collina ad ovest della città scaligera, la Corvina viene vinificata anche in purezza.

Articolo curato dalle mie preparatissime sommeliers, Sonia Biasin e Marina Quintarelli. Gustate la poesia e le note straordinarie di questo vino autoctono veronese: il Carpanè.

Una sera di Marzo inoltrato, la pioggia e il freddo che non vogliono lasciare spazio alla primavera: momento ideale per aprire una bottiglia di Corvina. Questo è il vitigno base di quei vini veronesi che, partendo dal Classico, passando dal Ripasso, e arrivando all’Amarone e al Recioto, hanno reso famosa la Valpolicella in tutto il mondo.

Vite autoctona diffusa principalmente nel Veronese, in particolare nella collina ad ovest della città scaligera, la Corvina viene vinificata anche in purezza. E’ un vitigno vigoroso, di fioritura tardiva, che matura tra la fine di Settembre e l’inizio di Ottobre ed ha buona resistenza al freddo. Il grappolo molto compatto e l’acino medio con buccia spessa di colore blu-violetto ricoperta da abbondante pruina, lo rendono molto adatto all’appassimento, ed è quindi l’ingrediente ideale nella produzione di Recioto e Amarone.

La bottiglia scelta è un Carpané del 2006 dell’azienda agricola I Scriani di Fumane della Valpolicella.

Lo sguardo è subito attratto da un pieno colore granato che gli anni hanno reso ancora più carico, mentre la consistenza è quella dei vini più importanti. Il profumo è intenso, complesso, con sentori erbacei, di marasca sotto spirito, frutti di bosco, garofano; il passaggio in legno è testimoniato da note di cuoio martellato e tabacco ancora non completamente secco. In bocca ci sorprende il pieno equilibrio tra morbidezza e freschezza, con un’alcolicità importante (14,5°) mitigata dalla glicerina; il tannino, perfettamente avvertibile, è tuttavia morbido ed avvolgente. Si tratta di un vino di buona armonia e maturo, che potrà deliziarci per qualche anno ancora.

Lo abbiamo abbinato con un risotto al radicchio, mantecato con scamorza affumicata, e con un tagliere di salumi tipici veneti, creando in entrambi i casi un perfetto connubio tra cibo e vino. Chi preferisse piatti più elaborati, potrà spaziare fra brasati e carni bianche arrosto, con la certezza che questo ottimo vino sarà il giusto compagno di un piacevolissimo pasto.

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