Vini a bassa gradazione alcolica: una nuova tendenza.

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Fonte: www.trendwine.com

Vino a bassa gradazione alcolica. Un mercato in forte crescita all’estero e un po’ meno in Italia, dove la cultura enologica ha radici più profonde, ma che vale la pena di analizzare.

Controtendenza rispetto ad un mercato abituato a vini corposi ed assuefatto alla filosofia di Robert Parker, guru delle guide enologiche americane (responsabile del “punteggio” in centesimi per i vini), innamorato di vini robusti ed importanti, nasce questa nuova esigenza per il “leggero”.

Regole sempre più restrittive in fatto di tolleranza alcolica in caso di guida ed una ricerca di facile beva (un buon vino è un ingrediente imprescindibile per un altrettanto buon pasto, e meglio se con più bicchieri) questa nuova tendenza, seppur meno prepotentemente in Italia, sta pian piano conquistando i mercati.

Per bassa gradazione alcolica si intende un vino che non superi i dodici gradi. La vera sfida è però ottenere un prodotto poco alcolico, mantenendone inalterate tutte le potenzialità organoelettiche, i profumi e gli aromi.

Procedure di dealcolizzazione posso risultare utili, ma solo per l’abbassamento di un paio di gradi al massimo, pena la perdita del profilo del vino, ma richiedono un intervento fisico invasivo sulla sua struttura. È consigliabile quindi ridurre la gradazione senza comprometterne le peculiarità sensoriali.

Un buon vino leggero nasce in vigna con specifiche tecniche di coltivazione e si completa poi in cantina con interventi mirati in fase di vinificazione.

Il responsabile del grado alcolico è la quantità di zuccheri contenuta negli acini; il quantitativo zuccherino è dato dalla eccessiva esposizione al sole (capace, appunto, di concentrare le sostanze zuccherine), dalla non troppo ridotta resa per ettaro e comunque, sempre, dalla scelta di vitigni con basso potenziale di alcolicità.
In cantina, invece, le fermentazioni controllate a basse temperature garantiscono la possibiltà di estrarre il massimo degli aromi e dei profumi contenendo l’alcol e, non meno importante, l’uso di lieviti appositamente selezionati.

Ecco allora aziende come la trentina Pojer e Sandri, che propone un vino a 9,5% vol, il Filii, un uvaggio di Riesling, Muller Thurgau, Kerner e Incrocio Manzoni.

Meritano di esser menzionati anche il Lambrerti 10 del Gruppo Italiano Vini, proposto nella versione Chardonnay e Rosè con appunto 10 gradi alcolici e una discreta complessità, oppure cantine come La Contessa di Capriano del Colle che produce il “9.9″ da vitigno Marzemino prodotto nella provincia di Brescia, dove le uve, da coltivazione biologica, vengono addirittura vendemmiate in tre momenti diversi (prima che il grado zuccherino diventi importante).

Significativo infine lo slogan Guido con cui l’azienda Isola Augusta di Palazzolo di Stella (Ud) ha lanciato un vino bianco (Friulano) e un rosso (Merlot) con una gradazione di 10.5 gradi alcolici, cercando così di contribuire al rispetto delle restrittive regole del codice della strada.

Una nicchia di mercato da non sottovalutare ed una gamma in più tra cui scegliere tra le infinite possibilità enologiche.

2 commenti

  1. Ettore scrive:

    Bello e interessante l’articolo, ma ho una domanda da farvi:
    visto il continuo surriscaldamento globale, con l’andare degli anni credo che fare vini con poca gradazione alcolica diventerà parecchio difficile. Oppure sbaglio?

    • Sonia Biasin scrive:

      I vini a bassa gradazione alcolica sono una mera esigenza di mercato e quindi costruiti su misura.
      Il tuo ragionamento Ettore, non fa una grinza; ma potrà eventualmente valere per vini soggetti a rigidi disciplinari di produzione.
      Nella realtà vitigni dal basso potenziale alcolico e rese molto elevate nella coltivazione possono tranquillamente mantenere basse gradazioni senza particolari interventi. Certo tra questi risulterà difficile trovare vini Doc o Docg…

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