Donne e vino. Intervista a Michela Marenco, responsabile della Marenco vini e Presidente dell’Enoteca di Acqui.

di

Michela Marenco

Michela Marenco, responsabile, insieme alle due sorelle Doretta e Patrizia, della Marenco vini (www.marencovini.it) di Strevi (Al), gia’ Presidente dell’Enoteca di Acqui, in consiglio nazionale dell’Associazione le Donne del vino e Delegata regionale per il Piemonte fino allo scorso anno.

Nata e cresciuta in un contesto in cui il vino, ma soprattutto il territorio, sono elementi imprescindibili nella propria vita tanto da impegnare le proprie energie anche nella promozione del territorio oltre che della propria azienda.

Michela, insieme alle tue sorelle, gestisci una realtà importante del Monferrato. Pensavi già fin da bambina, quando vedevi l’impegno di papà Giuseppe, che questo sarebbe stato il tuo futuro? Quale eredità spirituale ti è stata lasciata?

Si, non ho mai pensato ad altro, fin da piccola vedevo nel lavoro di mio padre un traguardo. Mi ha fatto amare il suo lavoro e in realta’ non posso ricordare una data di inizio perchè ne ho fatto sempre parte.


Che ricordi hai della tua infanzia in cantina? A quel tempo era una realtà in pieno sviluppo, com’è cambiata la quotidianità da allora?

Come dicevo gran parte della mia infanzia è trascorsa tra vigna e cantina, ricordo che salivo su una cassa di legno per poter aiutare a etichettare le bottiglie; che dire, oggi forse sta cambiando un po’ tutto, ma certi valori non possiamo permetterci di perderli.


Sei stata Delegata regionale per il Piemonte dell’Associazione “Le donne del vino” fino allo scorso mandato. Cosa ha rappresentato per te quell’esperienza?

E’ stata una grande prova, che mi ha permesso di conoscere molte donne legate al mondo del vino e condividere con loro iniziative e esperienze.

E quanto spazio c’è nel mondo enologico per le voci femminili?

Lo spazio c’è, non ho mai avuto difficolta’ a portare avanti le mie idee ma devo ammettere che non e’ sempre semplice.Noi donne pero’ siamo toste, dobbiamo gia’ dividerci tra casa, famiglia e lavoro e quindi molte volte rinunciamo ad incarichi magari solo per mancanza di tempo continuando a delegare.


Essere stata presidente dell’Enoteca Regionale di Acqui ha significato soprattutto promuovere un territorio e le sue potenzialità. Quali sono stati gli obiettivi per questo incarico?

Rafforzare sicuramente il legame tra prodotto e territorio.

Il Piemonte è una regione ricca di vitigni autoctoni uno dei quali voi avete riscoperto. Che cosa spinge a sperimentare vinificazioni di vini come il “Caricalasino” o addirittura a sperimentare nuovi vitigni come l’Albarossa (Nebbiolo/Barbera)?

Per il Caricalasino che noi chiamiamo in etichetta CARIALOSO (il nostro nome dialettale per indicare questo vitigno) è emersa la nostra ferma volonta’ di mantenere un vitigno che abbiamo riscoperto. L’Albarossa invece è un vitigno nuovo in Piemonte, creato dal professor Dalmasso, un vitigno molto interessante. Noi alla Marenco ci abbiamo creduto e lo abbiamo impiantato.

Strevi è senza dubbio terra di Moscato. Uno dei vini più venduti in Italia ma con un’immagine che nel recente passato è stata danneggiata da speculazioni. Come viene percepito in questo momento dal mercato nazionale e internazionale?

La qualità è sempre vincente…e con la qualità cresce anche l’immagine, che poi da valore aggiunto ad un prodotto. Le speculazioni purtroppo sono esistite ed esistono non solo nel mondo del vino, noi dobbiamo lavorare per far capire cosa ci sta dietro ad un grande Moscato d’Asti.

È difficile conciliare la tua vita privata di donna con tutti gli impegni lavorativi?

Io sono stata fortunata, con la persona con cui condivido la vita, condivido anche la passione per la vigna e il mondo del vino. Quindi per me è più facile.

E il futuro?

Ho imparato da mio padre a vedere sempre il lato positivo delle cose ed è proprio in questi momenti che si fa la differenza.

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