Il Nero d’Avola e la cantina Rudinì.

di

Vini Rudinì

Il vitigno Nero d’Avola ancora oggi è oggetto di aneddoti, leggende. Un vino conteso le cui origini sono tuttora incerte seppur il nome stesso potrebbe già risolvere l’arcano mistero. Le notizie riguardanti tale vitigno sono ben custodite presso l’Archivio di Stato dell’Urbe. Il sig. Saro Di Pietro, proprietatrio della cantina Rudinì, ha contribuito a ricostruire la storia di questo vitigno siciliano più famoso al mondo.

Quando ha avuto inizio la coltura del vitigno “Nero d’Avola”?

La Sicilia sud-orientale è stata sempre una zona adatta ai vigneti fin dai tempi di Dante. La coltivazione della vite raggiunse il suo splendore nel ‘700 fino a quando la filossera distrusse tutto. Il marchese Rudinì ebbe allora l’autorizzazione per creare nuovi vigneti e rilanciò la coltivazione della vite introducendo un nuovo innesto “Ruggero 140”, un vitigno di Nero d’Avola o Calabrese che si adattava molto alla morfologia del terreno siciliano (sciolto e calcareo) e al suo clima.
Il marchese Rudinì costruì uno stabilimento in un terreno di 4000 ettari. Con la produzione del tempo riusciva a caricare numerosi velieri per esportare il Nero d’Avola in Francia e nel Nord Europa.

Rudinì dovette affrontare un secondo ostacolo: la mancanza di eredi. Che cosa accadde esattamente?

Rudinì, capo dei ministri, dopo la sua morte non avendo come ha ben detto eredi, in quanto la figlia Alessandrina aveva preso i voti (dopo esser stata per lungo tempo l’amante di G. D’Annunzio) e il figlio morto suicida, lasciò il terreno incolto. Il palmento andò cosi in disuso. Solo nel 1941, il conte Corrado Di Moncada di Paternò riprese l’attività vitivinicola, costruì il palmento in Campo Reale e si stabilì nella casa situata nella piazza principale della città di Pachino (venduta poi alla BBC di Pachino nel 1972).


Lei, quando entra in possesso dell’azienda del conte?

Nel 1972 acquistai il palmento. Gradualmente ho costruito una cantina moderna rilanciando il Nero d’Avola sfuso o in bottiglia. La cantina Rudinì oggi presenta impianti a raffreddamento e stabilizzazione del vino che permettono il controllo della temperatura del vino in fermentazione. In questo modo sono riuscito a migliorare di molto la qualità del vitigno (difficile da vinificare). Una parte della cantina custodisce anche botti in barrique, grazie alle quali il Nero d’Avola si ammorbidisce e presenta profumi diversi.

Perché il Nero d’Avola è così “ricercato”?

Il Nero d’Avola ha come caratteristica principale la neutralità, cioè è un vino che può essere tagliato con altri vini; inoltre, è un vitigno che predilige i mesi estivi e gli scambi termici pertanto si sposa perfettamente con la situazione climatica della nostra isola. Per ottenere prodotti di grande qualità bisogna far sì che la maturazione avvenga dal 15 Agosto al 20 Settembre.

Quali altri vini produce?

Oltre al Nero d’Avola, nella zona Noto-Pachino- Rosolini, si produce un altro prestigioso vino: il Moscato di Noto, tanto raro quanto squisito.


Quali premi sono stati attribuiti alle vostre etichette?

Il Saro Eloro Pachino 2008 e Scaramazzo (passito di Noto 2010) hanno ricevuto l’OSCAR DOUJA: premi.

Se desiderate visitare la cantina, potrete trovare un breve tour online: Cantina Feudo Rudinì.
Dato le molteplici e contraddittorie notizie riguardo l’innesto del vitigno Nero d’Avola, Ideavino continuerà a indagare sulle origini di questo vino rosso siciliano dal profumo avvolgente e dal sapore ricco e vellutato…il principe dei vitigni siciliani.

Commenta l'articolo