LA RISCOSSA DELLO SCREW CAP!

di

Farewell-to-the-flying-cork-Kim-Crawford-Sparkling-Sauvignon-Blanc-now-has-a-screw-cap

Screw cap letteralmente significa “tappo a vite” e rappresenta la nuova frontiera nella chiusura delle bottiglie di vino.

Noto agli addetti ai lavori come tappo “Stelvin” (dal nome del modello sviluppato dal suo inventore Rio Tinto Alcan) già alla fine degli anni ’60, dopo anni di sperimentazioni e di prove, tutte brillantemente superate, ha raggiunto una assoluta eccellenza tecnica, consolidando la sua presenza a livello mondiale.
Si tratta di tappi di alluminio, rivestiti internamente di materiale plastico alimentare che si avvitano al collo della bottiglia. La chiusura, praticamente ermetica, impedisce lo scambio di ossigeno con l’esterno mettendo il vino al sicuro dal rischio di ossidazione, dal sentore di tappo e da qualsiasi evento degenerativo. Una innovazione semplice quanto epocale ma che da adito a discussioni e dibattiti sulla sua validità e che, comunque, dovrà sradicare delle consuetudini fortemente consolidate.

E’ soprattutto nel cosiddetto “Nuovo Mondo” del vino che l’uso dello screw cap è diventato ormai abitudine: paesi come l’Australia, la Nuova Zelanda, l’America e il Sudafrica hanno adottato questo tipo di chiusura già da tempo e con ottimi risultati, anche per i vini di alta fascia. Viene addirittura preferito anche nei paesi del nord Europa, per la semplicità e velocità di apertura e per la possibilità, una volta stappato, di richiuderlo e di conservarlo al meglio.

Il dibattito rimane però ancora aperto: chi lo considera come inevitabile scelta per il futuro, chi come possibile alternativa al sughero solo per i vini giovani e di pronta beva, chi invece ne è assolutamente contrario.
Molti sono gli esperimenti fatti finora e tutti hanno dato risultati ottimi, migliori anche dei tappi sintetici che nella lunga distanza possono incorrere in cedimenti; l’unica accortezza è quella di dare qualche minuto di tempo al vino perché riprenda confidenza con l’ossigeno. C’è chi obietta che il vino, come il sughero, hanno in comune una natura vegetale, e come tutti gli organismi evolvono nel tempo, giungendo a risultati magari inaspettati. Un tappo Stelvin invece sigilla ermeticamente inibendo questa possibilità. Di contro c’è chi asserisce che per questo basta l’ossigeno presente nel collo della bottiglia sigillata, perché la capacità di tenuta e di invecchiamento non sta nel tappo ma nella qualità del vino.

In Italia molti disciplinari hanno aperto a questa nuova possibilità e, pian piano, si stanno accodando un po’ tutte le regioni, spinte non solo dalla sicurezza e dalla comodità, ma anche da una richiesta di mercato che sta diventando sempre più significativa.
Tutti gli indizi portano ad una nuova rivoluzione in campo enologico, resta solo da modificare la consuetudine di un gesto, quello di stappare un tappo di sughero, che è diventato nell’immaginario collettivo, preludio di qualità del bere. Magari, inventando qualche nuova coreografia artistica per svitare uno Stelvin con stile.

Commenta l'articolo