Naturale, l’aggettivo della discordia

di

vino naturale

Poche settimane fa, i funzionari dell’ICQ (Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari, ex Repressone Frodi) a seguito di un’ispezione all’enoteca Bulzoni di Roma, hanno redatto un verbale contestando la definizione di “vini naturali” data ad alcuni vini esposti in uno scaffale, scatenando una serie di polemiche e puntualizzazioni per un settore ancora privo di regole.

Questo termine infatti non è previsto dalla legislazione in materia e non vi è nessun disciplinare, né italiano né europeo, che ne regolamenti la produzione. Che cosa accade dunque? Sul piano formale, essendo un comparto privo di regole, ognuno può dare la propria personale interpretazione e trarre facilmente in inganno i consumatori.

Capire il significato di “vini naturali” diventa quindi difficile e comunque soggettivo.
Vinitaly quest’anno, ha scelto di dedicare un apposito spazio a questi vini, il “ ViVit”, che ha sdoganato definitivamente i produttori del “naturale” di fronte al mondo enoico che conta, ma che poco ha potuto nel dare delle garanzie di un prodotto genuino, essendo privo di regolamenti certi.

Una realtà che può avvicinarci a questo concetto è VinNatur. VinNatur è un’associazione con sede a Gambellara (Vi), che riunisce vignaioli da tutto il mondo che intendono difendere l’integrità del proprio territorio, rispettandone la storia, la cultura e l’arte. Una filosofia che “intende preservare l’individualità del vino dall’omologazione che chimica, tecnologia e industrializzazione hanno portato nelle attività vitivinicole”.
I vini dei produttori che vogliano mantenere la qualifica di socio devono preservare i caratteri di territorialità, legame con il vitigno e soprattutto naturalità del prodotto, caratteristiche attestate da analisi periodiche effettuate direttamente dall’associazione. Una sorta di manifesto, insomma, al quale gli aderenti devono attenersi se vogliono questo marchio di qualità.

Rinunciare all’uso della chimica è, però, un lavoro difficile e che può riservare amare sorprese. Può capitare di correre il rischio di imbattersi in vini dove un olfatto non pulito e la presenza di aldeidi, di volatile rappresentano sì ingredienti di naturalità ma vi è anche mancanza di limpidezza. Quest’ultima è certo giustificazione della genuinità piuttosto che della scarsa conoscenza delle tecniche vitivinicole. Inoltre, nessuna analisi chimica è in grado di rilevare se effettivamente vi siano o meno sostanze aggiunte quali ad esempio i lieviti selezionati.

Concetti ancora troppo confusi di genuinità e naturalità, con molta improvvisazione e poche regole che possono creare confusione e terreno fertile per speculazioni di vario genere. La garanzia di un buon vino, per il momento, è identificata con il nome del produttore e non certo per l’etichetta “naturale”.

Fonte immagine: parks.it

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