Vino e giovani. Un progetto di Enoteca Italiana Siena, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

di

Responsabile progetto Vino e Giovani

Intervista alla coordinatrice e responsabile del progetto Vino e Giovani, Silvana Lilli, un progetto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in collaborazione con le Regioni e le Università, affidato per l’esecuzione all’Enoteca Italiana Siena.

Quando e come è nato il progetto di sensibilizzazione “Vino e Giovani”?

Operativamente siamo partiti nel 2003 con un triennio di attività intensa (dal 2003 al 2005). Il progetto Vino e Giovani, rivolto a un target tra i 18-30 anni, è stato finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e dal 2008 viene approvato e rinnovato annualmente. E’ un progetto che gode anche di un partenariato europeo con il progetto Wine in Moderation, Art de Vivre e con il sostegno di:
- Movimento Turismo del vino
- A.G.I.V.I ( Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani)
ed era inserito come progetto speciale all’interno della campagna di Educazione e Comunicazione alimentare. Comunicazione ed educazione sono proprio le parole chiave del nostro progetto, in quanto il nostro obiettivo è proprio quello di informare per educare a un bere sano e consapevole utilizzando le piattaforme social e la rete internettiana.

Il vostro progetto prevede anche uno spazio dedicato alle indagini sociologiche e statistiche intorno al rapporto vino-giovani. Secondo tali studi, per quale motivo i giovani si avvicinano al vino? In quali occasioni lo “consumano”?

Nel nostro blog troverete un recente post attinente a questa domanda. Ad ogni modo, non c’è una regola. Secondo le indagini curate dall’Università di Siena (alla quale ci appoggiamo), il vino è presente in momenti particolari nella fase adolescenziale ma anche in momenti di convivialità, di festa (basti pensare alle feste di compleanno, lauree), di tête-à-tête (durante soprattutto il primo approccio o la prima fase di innamoramento).

I giovani sono sensibili alla “storia del vino” ovvero al processo di creazione, alla tradizione e cultura del vino?

Dato che il nostro target copre una fascia che va dai 18 ai 30 anni, posso dirle che in questo range le reazioni sono differenti. Sicuramente i giovani trentenni hanno maggiore consapevolezza, maggiore sete di conoscenza. Non mancano eccezioni! Dal momento in cui, infatti, qualcuno offre al ragazzo un’informazione dettagliata sul vino, il giovane consumatore viene incuriosito e vuole conoscere quel che c’è dietro al vino: dalla vigna al lavoro del contadino, dall’affinamento all’abbinamento con il piatto da consumare.

Quale valore/ peso viene dato al vino? Che tipo di rapporto intercorre tra vino-media-giovani?

Il rapporto vino-giovani è stato analizzato nel 2005 da una ricercatrice e dalle 1300 risposte estrapolate dal nostro questionario ora online è emersa una carente comunicazione. Nel 2005 lo status internettiano presentava una forma differente rispetto all’odierna immagine; all’epoca predominavano ancora i siti web e i social network non avevano ancora raggiunto il boom che è stato registrato negli ultimi anni. Nell’ambito della comunicazione del vino dominava il passaparola alimentato dalle sagre, dalle feste, dai grandi eventi.
Oggi la situazione è cambiata, la comunicazione è più digitale e pertanto ci siamo mobilitati per trovare degli spunti e coinvolgere proprio i giovani per sensibilizzare altri giovani. Sono nate iniziative davvero interessanti. Ad esempio:
Concorso PerBacco → un concorso di idee sulla comunicazione del vino, divenuto l’anno scorso un vero e proprio concorso-video dal titolo “Reason Wine: idee per bere con gusto!” con l’intento di avvicinarci all’idea vino-cinema utilizzando il linguaggio della cinepresa. Sono emersi messaggi positivi legati anche al tema dell’amicizia. Vi invito a visionare Adamant e altri cortometraggi vincitori del concorso.

Attraverso la comunicazione e sensibilizzazione digitale, pensa che il consumo di alcool tra i giovani sia più moderato? Si beve più consapevolmente?

Vorrei precisare una importante e sottile distinzione: è vero che il vino contenga tracce alcoliche ma è diverso altra cosa da esso. Quello che emerge dalle statistiche è che nella fase adolescenziale, l’ubriacatura o la moda del binge drinking non è altro che un comportamento trasgressivo. Spesso (ma non è una regola) la situazione di alcoolismo sottende un disagio sociale o familiare. Di solito chi si avvicina proprio al genere “vino” è più consapevole.
Siamo convinti che il nostro lavoro sia un granello in un mare magnum ma non sarà la politica dei divieti a far ottenere risultati brillanti. Con il nostro progetto cerchiamo di capire come agire nell’ambito di sistematica educazione e credo che puntare sul dialogo trasparente e su un processo educativo graduale (dalla famiglia alla società) sia la chiave giusta.

Ai giovani che vogliono investire nell’ambito vitivinicolo cosa consiglia? Quali prospettive? Esiste un iter agevolato per le giovani imprese?

Vino e Giovani ha accolto tra i partner la A.G.I.V.I, un’associazione costituita da giovani, i quali hanno già investito sul vino, hanno un approccio industriale e si interfacciano egregiamente con i giovani. Il mondo del vino è straordinariamente giovane. Recentemente abbiamo intervistato Carlotta Pasqua, presidente di questa associazione, la quale dopo aver letto i commenti alla sua intervista, ha affermato che lavorare nel mondo del vino è difficile come in ogni altro settore.
Personalmente credo che chi vuole lavorare nell’ambito del vino deve iniziare dal suo curriculum, dalla sua formazione. Consiglio, per esempio, di frequentare la facoltà agraria (nel caso si voglia indirizzare l’attenzione verso la produzione diretta del vino) o la facoltà di economia (se si vuole alimentare il business del vino e quindi occuparsi di import/export, ecc). Ci sono realtà molto attive. La facoltà di Bologna quest’anno ha registrato un elevato trend nell’ambito agrario.

Quali ulteriori attività avete riservato ai giovani consumatori?

Vogliamo continuare a: diffondere il nostro messaggio in modo capillare, sensibilizzare ulteriormente, avvicinare i giovani tramite network, promuovere attività sul territorio, diventare eco all’interno di altre realtà. Tra gli ultimi steps, abbiamo creato un canale su youtube, tramite il quale proponiamo una raccolta di video con importanti testimonial come Beppe Fiorello per rafforzare ulteriormente il nostro messaggio di “bere poco per bere bene” e promuovere un sano stile di vita.

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