Leonardo da Vinci e il vino

di

Leonardo da Vinci

Leonardo, come tutti ben sappiamo, nacque a Vinci, terra ricchissima di vigne. Leonardo non rimase indifferente al fascino della fertile campagna, così come anni addietro non lo erano stati alcuni componenti della sua famiglia. Il nonno e lo zio intorno al 1490, infatti, avevano prodotto alcuni diversi barili di vino ricavati dai loro possedimenti viticoli presso Vinci. I manoscritti leonardeschi rivelano chiaramente un rapporto costante con il vino. Celebri i suoi aforismi:

« et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni»

« il vino è bono, ma [perciò] l’acqua avanza»

Non mancano anche numerosi schizzi come ad esempio quello in cui rappresenta come si usava appendere l’uva per conservarla durante l’inverno o il Broncone, cioè un palo con traversa che aveva il compito di sostenere le viti.

Ma il dipinto che ha destato una grande curiosità e ha suscitato clamore in tutto il mondo per la sua scabrosità è: L’Angelo Incarnato, ritenuto ormai unanimemente dalla critica come la rappresentazione del giovane Bacco.

Dott. Chiara Gallian di IdeaArte illustrerà in modo più approfondito questa tela.

Dott.ssa Gallian perché L’Angelo Incarnato è associato a Bacco? In che modo è stato realizzato e cosa Leonardo ha voluto rappresentare davvero?

Non senza scalpore nel 1991, in una collezione privata di Berlino, è tornato alla luce un disegno di Leonardo sulla stessa carta azzurra dei fogli recanti gli studi anatomici del 1513 custoditi a Windsor, molto probabilmente sottratto verso la metà dell’Ottocento alle raccolte reali con il tacito consenso della regina Vittoria che per pudore voleva liberarsi dell’imbarazzante disegno (anche se ben è risaputo che la collezione Windsor custodisce un certo numero di disegni di mano di Leonardo considerati pornografici).

Analizziamo il recto di questo brano grafico.

Si tratta di un carboncino o lapis composto di materie organiche e raffigura la testa e il busto di un giovane con un’ampia chioma ricciuta; gli occhi sono enormi nel buio delle profonde occhiaie, il naso è lungo e affilato, le labbra carnose sono arcuate in un ghigno beffardamente compiaciuto e ciò altro non fa che mettere in risalto il carattere satiresco degli zigomi esposti in piena luce.

L’immagine si rivela veramente ambigua se scendiamo con lo sguardo: il seno è pronunciato come in una figura di adolescente; la mano sinistra alzata al petto regge tra le dita affusolate un velo che scendendo lievemente crea una dolce onda fino quasi ad esaltare, seguendo con lo sguardo la linea di questo drappeggio, il turgido membro virile in piena erezione, visto di scorcio in una veduta frontale di tre quarti. Il braccio destro, invece, è piegato come per indicare verso l’alto e appena accennato per la parte che va dal gomito alle dita; questo atteggiamento richiama alla nostra memoria la posa dell’angelo dell’ Annunciazione del 1504 di cui già Vasari ci informa del fatto che si son perdute le tracce, ma rimane, sempre nella collezione Windsor, uno studio a carboncino di un allievo di Leonardo che richiama in tutto e per tutto il disegno del maestro toscano.

Veniamo ora all’identificazione del soggetto raffigurato: il personaggio, androgino, viene ritenuto ormai unanimemente dalla critica come la rappresentazione del giovane Bacco; questo cosiddetto angelo possiede la doppia natura: maschile e femminile, sacra e profana. È stato riconosciuto nella figura del disegno la fisionomia di Giangiacomo Caprotti, detto il Salai, che altri non era che il garzone di bottega di Leonardo.

Con quest’immagine Leonardo afferma quanto non è riuscito a dire in quei pochi accenni al vino nei suoi manoscritti, in particolar modo relazionando l’effetto inebriante del vino con l’attività sessuale. Tale disegno rappresenta un’ ottima chiave di lettura per  carpire l’indole dello stesso Leonardo e le sue opinioni su Bacco e Venere (ovvero vino e sessualità). L’artista inoltre aveva affermato nel Codice Atlantico dell’Ambrosiana: “Se voi star sano osserva questa norma / El vin sia temprato, poco e spesso, / non for di pasto, né a stomaco voto / el capo ti posa e tien la mente lieta; / fuggi lussuria e attienti alla dieta”.

Leonardo avrà forse attinto spunto dalle statuette di Ermes con il pene eretto ed enormi falli portati in processione ogni anno durante le feste Dionisiache? Avrà letto degli estratti dalla letteratura medica ippocratica sull’ effetto del consumo di alcool sul desiderio sessuale e poi cercato di rappresentare gli effeti sortiti dal vino? Clemente di Alessandra aveva scritto:

“è necessario che i ragazzi e le ragazze si astengano in più possibile da questo veleno, perché non è opportuno versare su un’èta già piena di bollori il più caldo dei liquidi, il vino, dal quale prendono fuoco impulsi selvaggi, desideri infiammati e temperamento ardente. I giovani riscaldati interiormente inclinano verso i desideri, al punto che la loro malattia si manifesta apertamente nel loro corpo quando gli organi del desiderio abbiano raggiunto in loro una maturità troppo precoce”.

Leonardo voleva forse suggerire di bere un bicchiere di vino prima di consumare un rapporto?

Nel dubbio, bevete con moderazione!

La redazione di Ideavino ringrazia la Dott. Gallian e il team di Idearte per il brillante intervento e la piacevole collaborazione. Alla prossima!
Fonte: http://www.lucamaroni.com/ita/download/LaVignaDiLeo.pdf

 

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