Cantina Modica di San Giovanni. Intervista ad Alessandro Modica

di

museo nicolaci

Alessandro Modica rappresenta l’ottava generazione della famiglia Modica, proprietari fin dai tempi più antichi del feudo Bufalefi, territorio netino nei pressi dell’oasi naturale di Vendicari. In questo territorio è nato il Nero D’Avola, il Bianco Insolia, il Passito e Moscato di Noto. Dopo una brillante carriera universitaria in Storia antica alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Bologna, Alessandro ha deciso di catapultarsi nel mondo imprenditoriale curando l’azienda di famiglia insieme al padre Felice Modica. Qui di seguito la sua affascinante storia.

Quando hai deciso di proseguire l’attività vinicola di tuo padre?
L’episodio che ha dato una svolta alla mia vita è stato la dipartita di mio nonno, Antonino Modica, imprenditore agricolo. La sua perdita ha avuto ripercussioni sia sul piano affettivo sia lavorativo ed ha segnato sicuramente un cambiamento di rotta nel mio percorso. Mi sono trovato di fronte ad un bivio: vendere o meccanizzare? Così io e mio padre, Felice Modica, abbiamo deciso di intraprendere un’opera di modernizzazione mantenendo comunque la vecchia struttura in nome di un passato lungo duecento anni. La famiglia è stata ed è sempre presente nei nostri progetti. Mio padre è, tutt’ora, la figura cardine dell’azienda. Il mio ruolo è promuovere i nostri prodotti nelle varie fiere o appuntamenti vitivinicoli. Ne approfitto per anticipare la mia presenza al Vinitaly dal 25 al 28 Marzo 2012 a Verona.

Le etichette dei tuoi vini sono davvero particolari. Nell’assegnazione dei nomi hanno inciso gli studi umanistici, l’amore per il mito e la tua terra?
Le etichette sono curate da Bob Noto, cronista della gastronomia, il cui cognome ricorda la mia città ma le cui origini sono torinesi. Amico di famiglia, ha elaborato e curato con gran gusto il restyling delle etichette. I nomi, confermo, nascono dall’amore che nutro per i miei studi, e rappresentano la mia identità. La passione per la mia terra, per il mito, è evidente nell’etichetta Filinona, un vino doc ottenuto dal vitigno Nero d’Avola 100 %, il cui nome (di origini latine «hora nona» cioè dalle 14 alle 15) si ricollega alle ore più calde delle estati siciliane, il momento post pranzo dedicato al riposo pomeridiano. La siesta spagnola per intenderci.

Fare il vino è un’arte. Quale tecnica prediligi? Hai adottato l’uso del barrique ormai di moda?
La vinificazione è un’arte e una scienza, entrambe devono andare di pari passo. Da bambino mi ricordo che le botti erano spesso bollenti, questo accadeva perché non si conoscevano le tecniche per mantenere la temperatura sotto i livelli critici (sopra i 30° la fermentazione si blocca). Ovviamente la terra è il punto di partenza. I vini migliori provengono da terreni calcarei e soleggiati. Nel caso in cui non ci siano queste basi la cantina, in qualche modo, può correggere la struttura del vino. Il passaggio dal mosto al vino solitamente dura tre giorni mantenendo una temperatura costante dai 24º ai 26º grazie a delle vasche d’acciaio. Un tempo, quando ciò non era possibile, si attendeva ben tre mesi (da Settembre a Novembre) con il rischio di fermentazione del mosto. Per quanto riguarda l’uso del barrique, fu la baronessa Francesca Planeta di Santa Cecilia ad introdurre queste speciali botti in Sicilia. Il barrique è ormai un must, sono gli stessi mercati vinicoli ad importi il suo uso. La richiesta è molto alta. Personalmente, ho trovato un compromesso ed ho applicato una tecnica mista per la realizzazione del vino Arà. Tale vino subisce due procedimenti diversi: 50% rimane nei tini (rinvigorendo una parte della struttura del vino) e il restante 50% viene custodito nella botte; in questo modo ho ottenuto il miglior Nero d’Avola al mondo, un vino perfetto, unico, inimitabile. I vini che, invece, restano unicamente in botte si uniformano, perché il legno conferisce un sentore vanigliato.

Dolce Noto è la tua ultima creazione. Come è nato questo moscato pregiato?
Dolce Noto è un vino che volevo a tutti i costi. Nonostante i 300 ettari, il terreno ad un certo punto non aveva più uve da Moscato. Così abbiamo deciso di impiantare nuove viti e abbiamo sostenuto un lungo percorso burocratico, lunghi tempi per l’invecchiamento, ma alla fine ce l’abbiamo fatta! Dolce Noto ha persino ottenuto un riconoscimento al Vinitaly 2011. E’ un vino legato alla storia della mia città, ad Antonino Modica Nicolaci, deputato del parlamento nel 1909 nonché fondatore della cantina di famiglia a Bufalefi (nel 1879) poi ulteriormente ampliata nel 2009. A lui ho dedicato un’epigrafe in Via Nicolaci, accanto ai nomi di Matteo Raeli e Pietro Landolina, personaggi che hanno contribuito all’unità d’Italia.

La tua passione non si limita alla produzione di vini. La tua cantina è anche museo e cucina. In che modo sei approdato all’idea di fondere tre spazi/realtà così differenti?
Sono luoghi apparentemente differenti. Bufalefi non ha solo vigneti ma anche terreni deputati alla coltivazione di prodotti agricoli (grano, mandorle, olive, ecc). Volevo recuperare la realtà di un tempo, avere degli «ospiti» a cui offrire oltre un buon Nero d’Avola, una parmigiana che è frutto della stessa azienda agricola e realizzata con prodotti genuini ma soprattutto della nostra terra. E’ un omaggio alla famiglia Nicolaci, agli amici delle tonnare (i Modica sono anche imprenditori del tonno), alla famiglia che da sempre si è impegnata ad esaltare il territorio netino.

Quale abbinamenti consiglieresti a chi si accosta per la prima volta al food siciliano?
Sicuramente un calice di Filinona Nero d’Avola, a seguire un piatto a ventaglio arricchito da: caponata, tabbouleh (o tabulè) di verdure, bruschette al pomodoro e peperone fritto o arrostito da gustare immersi tra le architetture barocche di via Nicolaci.

Quali sono i prossimi eventi a cui parteciperai?
Vinitaly 2012 è la prima tappa, a seguire la Rinascente a Milano in Piazza Duomo e poi Torino in Via Gramsci, un lounge bar molto trendy in cui potrò presentare sia i vini sia i prodotti siciliani.

Quale scenario si prospetta nel settore vitivinicolo in Sicilia? C’è spazio per i giovani imprenditori vinicoli italiani o domina la politica dei favoritismi?
L’anno scorso al Vinitaly, le aziende aderenti a questa meravigliosa manifestazione erano più di 500; quest’anno ce ne saranno solo 150. La crisi in Italia, purtroppo, ha colpito anche il mondo vitivinicolo. Il vino si vende a fatica. Le aziende medie sono quelle che hanno risentito di più l’incerta situazione economica e per evitare la chiusura, all’acquisto di una pedana a prezzi di liquidazione spesso ne regalano una seconda. La mia è una realtà di nicchia con vini di grande eccellenza e la qualità paga sempre. I mercati esteri sono sicuramente la nuova frontiera per le aziende di nicchia. Un consiglio che posso dare è puntare sui rapporti umani, sulla cura del cliente, far in modo che venga scelto per il tuo valore.

2 commenti

  1. Che bello! sentire parlare di una grande famiglia! La famiglia Modica che ha dato tantissimo e continua a dare all’agricoltura italiana grandi energie. Dovrebbero essere presi d’esempio per migliorare l’economia in Italia e far si che tutte le terre abbandonate dagli agricoltori venissero ripristinate e riattivate. Un ritorno al passato che conserva gli antichi valori dimenticati e che farebbero rivivere le antiche tradizioni, aprendosi al nuovo.
    Basterebbe pensare che niente e’perduto bisogna avere la forza di ricomincare e riattivare le cose che apparentemente sembrano perdute morte. Fare un tuffo nel passato.Usare la tecnologia di oggi che un tempo non c’era per dare nuova linfa a tutti coloro che ne hanno bisogno. Pensate sia difficile? No! basta prendere ad esempio alla straordinaria famiglia Modica.

  2. antonino romano scrive:

    Sono stato di recente finalmente a Noto con mia moglie e i miei due figli ,la città è molto bella e davvero si respira la storia oltre alle chiese e ai palazzi siamo rimasti molto colpiti dal palazzo nicolaci e dall’incontro fortuito e fortunato con Alessandro che nel poco tempo disponibile durante l’assaggio dei prodotti della loro azienda ci ha coinvolto in una rapida quanto appassionante rassegna della storia della sua famiglia che si intreccia inevitabilmente con la storia di noto,la sensazione è stata di una persona colta , corretta che ama molto quello che fà con passione..invito chi dovesse andare a noto a visitare palazzo nicolaci e di fronte la cantina con degustazione.

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