Serate di Cinevino con Jonathan Nossiter e Jean-Marc Roulot

di

Cinevino

Giovedì 19 Gennaio 2011 è stata inaugurata presso la Cineteca di Bologna la rassegna «Serate di Cinevino», un ciclo di appuntamenti con l’intento di coniugare l’arte cinematografica all’arte del vino.

La rassegna è stata curata dal cinesommelier Jonathan Nossiter, regista di quattro lungometraggi, di cui il più recente, Mondovino, è stato presentato in concorso al Festival di Cannes del 2004 nonché autore di un libro sul cinema e vino: Le vie del vino edito da Einaudi.

Ad arricchire ulteriormente la cornice eno-filmica, la partecipazione di Slow Food Bologna, movimento impegnato a preservare la cucina regionale e tradizionale. Slow Food, in chiusura, ha invitato i presenti in sala a gustare alcuni dei prodotti del Mercato della Terra di Bologna, una rete di contadini del territorio emiliano che vendono direttamente, a prezzi equi, i loro prodotti stagionali
a chilometro zero.

La visione della pellicola, Rio Sex Comedy, è stata preceduta dalla degustazione di un Meursault del 2009, uno chardonnay di Borgogna di buona alcolicità e acidità, di corpo e struttura, proveniente dalle vigne di Jean-Marc Roulot, viticoltore e attore del film sopracitato. Conosciamolo meglio.

Quando ha avuto inizio la sua attività?
I miei nonni erano viticoltori, quindi indirettamente sono cresciuto in questa realtà. A dire il vero, all’età di 18 anni, avevo deciso di intraprendere recitazione. Ho lasciato la Borgogna per frequentare il Conservatorio di Parigi. In quel periodo, non avevo ancora un’opinione del vino. Poi all’età di 32 anni, dopo la dipartita di mio padre, mi sono ritrovato a gestire l’attività paterna e ho accantonato (in parte) il desiderio di calcare le scene.

Roulot, lei è considerato uno tra i viticoltori più raffinati del nostro tempo eppure non ha una preparazione tecnica. Come è riuscito a gestire il territorio vinicolo ereditato?
Bè, ho imparato da mio padre, dai miei nonni. Con l’esperienza, ho capito che la chiave giusta era ascoltare il cliente, il fruitore del mio prodotto. I miei vini bianchi nascono proprio da uno scambio: se le sensazioni di entrambe le parti (viticoltore – consumatore) corrispondono…allora vuol dire ho fatto un buon lavoro! Ho mantenuto il procedimento paterno per la realizzazione del vino, sono intervenuto solo sui tempi di produzione allungandoli a 18 mesi. Successivamente mi sono adeguato ai tempi, seguendo la tendenza del 2000 di adottare il “biologico”.

Cosa si intende per biologico?
Biologico non è una etichetta che voglio mettere al mio vino. Apprezzo la tecnica. Ho dapprima eliminato l’antimuffa, poi i diserbanti, e così via. E’ la vigna stessa a richiederlo, poiché cambia nel tempo. Dopo dieci anni, la vigna non è più vigorosa e il gusto cambia.

La Francia mostra particolare interesse per il vino «naturale»?
In Borgogna il biologico ha fatto il suo ingresso negli anni’90; eppure su 80 viticoltori, solo 6 sono biologici. Adesso va di moda la «biodinamica». Personalmente sono passato al biologico senza alcun dubbio, il biodinamico non mi convince del tutto ma non ho escluso l’dea. E’ importante aver rispetto della ciclicità della nostra terra.

Quanti territori possiedi? Quali emozioni suggeriscono i tuoi vini?
Possiedo 15 ettari, 35 appezzamenti, lavoro con lotti molto piccoli; da questi sono nati 17 vini, due dei quali avete degustato in sala. Ogni territorio ha la sua piccola storia : ricordi del nonno, dell’infanzia, il primo acquisto dei miei genitori…ogni vigna custodisce un frammento della mia storia.

Essere anche un attore cambia la sua visione del vino?
L’arte della degustazione l’ho ereditata proprio dal teatro. La capacità di degustare deriva dalla capacità di prestare attenzione a qualcosa, nel caso del vino bisogna determinare in maniera per quanto possibile oggettiva le caratteristiche organolettiche. Credo che entrambi i ruoli (attore- viticoltore) siano complementari.

Ideavino vi invita questa sera, giorno 20 Gennaio alle ore 20:00 presso il Cinema Lumiere per gustare la visione di una delle pellicole più “turbolenti” di Ettore Scola: “La più bella serata della mia vita” (1972) il cui ruolo principale è affidato allo strepitoso Alberto Sordi. Giampiero Bea, fondatori del movimento di vini naturali in Italia, in chiusura ci offrirà due vini: Trebbiano e Sagrantino di Montefalco. Accorrete numerosi, non ve ne pentirete!

Ilaria Sangregorio

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