Evoluzioni del tappo e riciclo creativo

di

tappi-di-sughero

Il tappo di sughero gode di una indiscussa supremazia: quando si parla di invecchiamento, di esaltazione dei sentori, di fragranze, non ci si può esimere dal sughero. Stappare una bottiglia di vino pregiato e scoprire una capsula sintetica lascia tuttora alquanto perplessi.

Ma questa egemonia sta pian piano cedendo il passo a nuovi strumenti per la conservazione. Tappi sintetici, in vetro, a vite vedono lentamente ma inesorabilmente aumentare il gradimento dei produttori.

In questo senso, i passi in avanti nella ricerca sono stati molti. L’evoluzione del tappo sintetico è oggi il tappo “coestruso”, con la struttura omogenea dei tappi estrusi (prodotti da agenti espandenti mescolati al polimero, ma senza l’inconveniente dei danni alla superficie esposta, in quanto rivestiti esternamente con una guaina polimerica). Questa procedura ha il vantaggio di rendere l’OTR (Oxigen Transfer Rate) perfettamente calcolabile e modulabile.

Ma torniamo al sughero. La quercia da cui si ricava (quercus suber) trova la sua maggior diffusione nel bacino occidentale del Mediterraneo; Portogallo, Spagna, Sardegna, Maremma grossetana, Corsica, Sud della Francia e Nordafrica ne sono i principali produttori. Le “sugherete” hanno un valore inestimabile non solo per il prodotto che se ne ricava, ma anche perché sono un habitat naturale per numerosissime specie animali e vegetali che, in loro assenza, rischierebbero l’estinzione; sono inoltre una preziosa opportunità lavorativa per gli abitanti delle zone interessate, ed in alcuni casi anche una vera e propria barriera contro l’avanzare del deserto.

Il sughero è un tessuto vegetale della pianta che riveste il fusto e le radici, un’epidermide che la protegge. Servono almeno venticinque, trent’anni perché la quercia raggiunga le dimensioni necessarie per la prima decortica, detta demaschiatura; i successivi prelievi avvengono poi a distanza di dieci-dodici anni per ottenere il cosiddetto “sughero gentile”, che, se di buona qualità, viene utilizzato per la produzione di tappi. Quindi un prodotto naturale, che non implica né deforestazione né protocolli inquinanti per la sua lavorazione.

Perché quindi limitarsi ad un unico primo impiego quando questo materiale può trovare una seconda vita attraverso ulteriori usi?
Ed è proprio per attribuire un ulteriore valore aggiunto al sughero che Carlos Santos, presidente dalle Amorim Cork Italia – azienda con sede a Conegliano Veneto, ma controllata dall’omonimo colosso portoghese del sughero – ha ideato Etico, la nuova campagna ecologista finalizzata alla raccolta dei tappi delle bottiglie aperte per dare a questo materiale, riciclabile al cento per cento, una nuova vita ed un utilizzo alternativo.

Etico si avvale di uno speciale kit di recupero che, partendo dall’amore per la natura, crea un circolo virtuoso di solidarietà ed ecosostenibilità. Nasce dalla sensibilità ecologica nel non sprecare, come di fatto altrimenti avviene, tonnellate di sughero gettato semplicemente nella spazzatura.

È così stata lanciata una campagna che vede coinvolti cantine, ristoranti, associazioni di volontariato, la Fisar Nordest e l’Ais Veneto ed alcune realtà sensibili al tema del riciclo. I tappi raccolti tramite i kit vedranno poi impegnati i detenuti del carcere di Bollate (Mi) nello smistamento e nella pulizia del prezioso raccolto. Quest’ultimo, una volta macinato e miscelato con materiali plastici o cemento, troverà un nuovo ruolo come protagonista nel campo della bioedilizia e degli isolanti termici e come materiale di utilizzo per oggetti di design.

 

Sonia Biasin

1 commento

  1. Marina Quintarelli scrive:

    interessante questo articolo e scritto bene.

Commenta l'articolo