Un abito che… “sa di tappo!”

di

sughero

Come tutti ben sappiamo, per chiudere le bottiglie di vino (ma non tutte) si usano i tappi di sughero. Ma cos’è il sughero?
Il sughero costituisce la parte preponderante della corteccia delle piante; in alcune di esse raggiunge notevole spessore, come nella quercia da sughero (Quercus suber) o «sughera». Questa pianta è una sempreverde, longeva, che cresce nelle regioni del Mediterraneo: in Italia (Sardegna, Sicilia e Toscana), in Portogallo, Spagna , Francia, Nordafrica (Marocco, Algeria, Tunisia).

Il sughero si raccoglie da piante di circa venti anni di età; la prima corteccia che si forma sughero maschio o «sugherone» viene asportata mediante un’operazione detta demaschiatura, dopo la quale la pianta produce il sughero commerciale o «sughero gentile» che si raccoglie praticando ogni quattro anni incisioni longitudinali e trasversali. Quest’ultimo viene usato tradizionalmente per tappi, galleggianti, rivestimenti isolanti e per la produzione di linoleum (una particolare tipologia di pavimentazione).

Il sughero ha da sempre affascinato l’uomo: gli Egiziani, per esempio, lo usavano nella pesca per la realizzazione di galleggianti; i Greci per chiudere le anfore; i Romani per costruire ancore, galleggianti delle reti e i lati delle tonnare, ecc. In Italia, i primi a far ampio e ingegnoso uso del sughero furono i Sardi; quest’ultimi lo adoperavano per proteggere gli oggetti metallici dall’umidità, per calzature femminili e nel settore dell’artigianato per creare sgabelli e tavoli per gli ovili, coppe, bicchieri, vassoi, recipienti per la preparazione del formaggio,mangiatoie per gli animali da allevamento.

Probabilmente influenzata da questo sostrato culturale ed esperienziale, una donna sarda, Anna Grindi, ha avuto di recente una brillante intuizione: mutare il sughero in tessuto!
La sua scoperta risale esattamente a 14 anni fa. Anna, di origini galluresi, fin da piccola si è distinta nel taglio e nel cucito, lavorando in rinomati atelier di moda e venendo a contatto con materiali svariati; ma è il matrimonio con Tonino Giua Marini, figlio di industriali sugherieri, a dare una svolta alla sua vita. Da lì a breve, Anna Grindi, inizia a far esperimenti sul sughero: dapprima prova ad ammorbidirlo con liquidi di ogni genere, poi prova a miscelare e riscaldare dentro una pentola di coccio il materiale sugheroso con altre sostanze…ed ecco venir fuori una new skin (da lei stessa soprannominata) o the vegetable skin.

Anna inizia ad operare in Italia (non ancora appartenente alla CEE) e dopo tre mesi ottiene il permesso di spostarsi in Europa. Con l’aiuto di un ingegnere italiano, conosciuto a Monaco di Baviera, realizza un vero e proprio brevetto (valido anche per l’Italia). Oggi, Anna esporta in tutto il mondo le sue creazioni: il filato di sughero (con il quale si realizzano tappeti di manifattura esclusivamente sarda e tappeti persiani con la lana sarda), capi di abbigliamento (giubbotti, abiti, borse, scarpe, stivali), oggetti di uso quotidiano come le sdraie e dulcis in fundo una particolare pavimentazione così morbida e calda al tatto da poter dormire letteralmente “sul pavimento”.

L’azienda Suberis, si trova nel cuore della Gallura, a pochi chilometri da Tempio Pausania (in provincia di Olbia Tempio), zona ricca di foreste di querce da sughero. Nello stabilimento, il tessuto di sughero è impiegato anche per l’arredamento d’interni (abitazioni, automobili, imbarcazioni) e naturalmente non manca un’area riservata alla produzione dei tappi (seppur questo settore è entrato in crisi negli ultimi anni).

Per chi volesse scoprire le molteplici creazioni di questa donna, vi consiglio di visitare il suo sito web.

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